Se la ricotta scade, tu fai una torta.

Premessa: quando io e Luca abbiamo traslocato insieme, ho scoperto una cosa di lui che non sapevo: conserva gelosamente un diario di cucina di sua mamma, grazie al quale ha a disposizione un sacco di ricette fantastiche, molto semplici e “a prova di Auro”.
Mia mamma che di cucinare zero voglia, non ha mai pensato a questo. E un po’ (molto) mi spiace.
Mamme che state leggendo questo post! pensateci per tempo! Organizzatevi fin da subito e prendete spunto dalla suocera azdora! Comprate un bel quaderno, con una bella copertina, e sfruttate quel po’ di quella bella calligrafia che vi rimane! Certo potreste fare un eBook, ma ci pensate a quanto è “old-fashioned” un regalo del genere per la vostra figlioletta o per il vostro rampollo?

Insomma domenica pomeriggio eravamo un po’ annoiati e abbiamo scoperto che la ricotta stava per scadere. Cuciniamo qualcosa! Mi sono messa a cercare online qualche ricetta interessante (per dire, forse avrei trovato questa…). Luca invece in due secondi ha risolto tutto: “C’è la ricetta di mia mamma!”: ricotta, uova, farina, zucchero… ok, in casa c’era tutto, e quindi, via!…
La ricetta non è difficilissima, ma ve la trascrivo nel caso vi serva la versione… ahem… “digitale”.

1 etto di burro
2 etti e 1/2 di zucchero
3 etti di ricotta (NdAuro: io di ricotta ne ho messi 375 grammi!)
3 uova intere
2 etti di farina
1/2 etto di mandorle
1 dose da 1/2 kilo
Mescolare zucchere o butto aggiungere la ricotta le uova intere la farina le mandorle le mandorle tritate e la dose.

Come vedete, manca la temperatura del forno e il tempo di cottura.
Luca ha chiamato sua mamma: vista la mia esperienza direi 190 gradi, 50 minuti. Il risultato è stato buono e soprattutto molto apprezzato dalla redazione che si è trovata la colazione servita in ufficio!

nb. La dose è il lievito. Io ne ho usato, poco più di 5 grammi. Dario, che è uno che ne sa, dice che la mamma di Luca è “di là dall’acqua” e spiega: “di là dall’acqua” è un modo di dire per dir romagnola, l'”acqua” è il Sillaro, un fiumetto che marca il confine tra Emilia e Romagna. (e dire “la dose” per il lievito è tipicamente romagnolo).

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