9 ricette ricche di calcio

Il calcio non deve mai mancare nel regime alimentare di tutti: fa bene ai bambini che devono “farsi le ossa” (e i denti), e soprattutto fa bene alle donne, che devono combattare contro il pericolo dell’osteoporosi.

Secondo alcuni studi è fondamentale mangiare almeno tre alimenti ricchi di calcio ogni giorno: fra gli alimenti che ne sono più ricchi ci sono il latte, lo jogurt, ma soprattutto il grana, il parmigiano e altri formaggi come la fontina o la robiola. Oltre a questi anche le sardine, il salmone e il tuorlo d’uovo.
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9 ricette al gusto di zenzero

Io per lo zenzero del ristorante giappo vado pazza. Ne mangio tantissimo ed è una specie di droga. Nel mio ristorante preferito lo sanno, e me ne servono sempre doppia porzione.

Lo zenzero però ha mille utilizzi e in questa minigallery trovate qualche idea che potrebbe aiutarvi a sfruttare i suoi principi attivi sia sotto forma di spezia (quando tritato) che come forma di aromatizzante (se fresco).

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Come ti faccio l’arrosto come se fosse pesce.

“Vorrei fare qualcosa di buono una sera a cena per Luca” ho detto a un’amica.
“Qualcosa di semplice, che non ho mai fatto… che ne so… il pesce al sale?”
“E perché non l’arrosto al sale?” dice lei. E mi spiega tutto.

E io ieri sfruttando una giornata di ferie ho messo in pratica.

La ricetta è così facile che a me è riuscita (molto) bene al primo colpo. L’idea è la stessa del pesce al sale: coprire la carne con il sale grosso e lasciarlo cuocere in forno.
I vantaggi sono esattamente gli stessi, appunto: la ricetta è a prova di idiota, dieci minuti di preparazione, un’ora in forno, costo ridottissimo degli ingredienti, nessuna particolare attenzione o ansia da prestazione.
E in più, i succhi della carne si mantengono, il condimento si distribuisce in modo equo, il sale non si sente moltissimo, ma esattamente il giusto.
Se preferite fare un arrosto di manzo, nessun problema, ma risulterà più lenta la cottura all’interno tanto che manterrà il colore rosato, proprio come per il roastbeef.

Ecco come ho fatto io. Sono andata dal macellaio e mi sono fatta dare 800 grammi di lonza di maiale (800 grammi sono effettivamente tanti, noi ci abbiamo cenato in 2 e abbiamo preparato altre due porzioni da freezer). Luca dice che come taglio vada bene anche l’arista.
Ho comprato un chilo di sale grosso.
Sono tornata a casa e – dopo aver acceso il forno a 200 gradi – ho preparato un trito di rosmarino, salvia e timo presi dai vasi sul nostro davanzale.
Al trito ho unito un cucchiaino di curcuma, uno di coriandolo e uno di cumino in polvere, finendo il tutto con un cucchiaio di una fantasia di pepe in grani.
Ho impanato la carne in questo miscuglio e l’ho lasciata riposare per 5 minuti.
Ho riempito il fondo di una teglia larga e con i bordi alti con un dito di sale grosso. Ho messo l’arrosto al centro della teglia e l’ho coperto con il sale grosso. A posteriori ho capito che non serve molto spazio aggiuntivo, quindi va bene una teglia che permetta di coprire la carne, senza che il sale “crolli”.
In forno per un’ora esatta. Poi l’ho lasciato dentro per un’altra ora a mantenersi tiepido.

Attenzione. Io – da vera niubba – mi aspettavo che – per avvisare che tutto stesse procedendo per il meglio – il sale si “caramellasse”, o che comunque modificasse il suo aspetto. E invece no, ed è giusto così. Il vostro arrosto cuocerà statene certe, anche se non sembrerà succedere nulla all’interno del vostro forno.

All’ora di cena ho tolto la teglia dal forno, ho tolto la crosta di sale che si era formata e Luca ha tagliato a fette sottili la carne e lo abbiamo impiattato con contorno di verdure grigliate.
Fi. Ni. To. Buo.no.

Le ha dato fragole buone buone.

Mia sorella ha passato un lungo periodo della sua adolescenza (e della mia tarda infanzia) ad ascoltare un album di Luca Carboni, il primo. Si intitolava “E intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film“.
Uno dei pezzi si intitolava “Fragole buone buone”, parlava di amore, dipendenza e droga. Ma io che avevo 11 anni non lo potevo capire, e quello che mi affascinava era che in una canzone “da grandi” si parlasse di fragole, buonissime e che mia nonna anni prima preparava con limone e zucchero.
In seguito, riascoltando il disco (prima in vinile poi su cd) ho capito.
Ieri mentre preparavo la crostata di fragole non ho fatto altro che canticchiare quel pezzo. Sperando di tornare piccola, ingenua e un po’ assente.


La crostata di fragole (la prima della mia vita, lo ammetto!), l’ho preparata assemblando idee diverse e un po’ di inesperienza (quella non manca mai).

Ho fatto una frolla “à la mode di Sarà Materninì”, l’ho lavorata con le mani e l’ho cotta “bianca” come suggerisce il Cucchiaio di Argento.
Nel frattempo ho preparato una gelatina, lasciando ammorbidire in acqua due fogli di colla di pesce e l’ho unita a una confettura di albicocche.
Ho lavato le fragole, le ho spiluccate (ma quanto mi sarebbe stato utile questo affare qui, che avevo messo nello “Shopping in rosso“?) e le ho tagliate in due.
Una volta che la crosta si è raffreddata, l’ho foderata di marmellate e poi ho sistemato le fragole “a pancia in giù”.
Fatto.

Che cosa ho sbagliato? Che cosa rifarei meglio?
La crosta era troppo alta rispetto alla fragole. La prossima volta cercherò di non seguire l’altezza della tortiera ma quella del contenuto della torta (concetto banale, forse, ma piuttosto oscuro se non si prova…).
La crosta era troppo cotta. Questo è facile: basta tenerla in forno per qualche minuto in meno.
La crosta era troppo sottile. Anche questo piuttosto facile: basta fare più pasta.
Mi hanno suggerito di non impastare con le mani, ma di usare l’impastatore del food processor. Paola (che ha fotografato la mia crostata e l’ha inserita sul suo flickr) sostiene che la pasta frolla a contatto con le mani “muore”, cioé si sbriciola. Vero. Per tenerla insieme ho aggiunto poca acqua (come consiglia Giallo Zafferano), ma la prossima volta seguirò il suo consiglio.
Il burro io l’ho messo a temperatura ambiente, Giallo Zafferano consiglia invece il burro freddo. Voi che fate?