Hasta il pollo siempre!

Premessa: questo post non è stato chiesto o sponsorizzato dall’Ente del Turismo di Cuba :-) Però se mai vi venisse in mente, sì merita. Andateci, divertitevi, godetevi al loro calma, il loro rispetto rispettoso, i loro sorrisi, e quella strana cucina che non è propriamente ricca, ma è come l’hombre: sincera.

Non so se sia nei vostri progetti ma in caso stiate pensando a una vacanza a Cuba, ecco quello che dovete aspettarvi dalle cucine.

A Cuba (almeno nella Cuba turistica) si mangiano proteine animali praticamente solo in due forme: pollo e aragosta. Non per forza separati.

Dell’aragosta so poco e nulla (e quindi dico poco e nulla) perché non saprei come descrivervi la cosa se non dicendovi che potrebbe capitarvi di mangiare un’aragosta appena pescata, nel senso davvero appena pescata. Vi basti.

Il pollo te lo servono con mille nomi, l’ordinate semplicemente con un secco pojo (la pronuncia di pollo in spagnolo). Il camerieri vi farà un sorriso ed è fatta.
Non importa quale sia il contorno, alla fine vi porteranno comunque pollo arrosto (anche quando ti dicono che è fritto), con o senza salsa di pomodoro, ma sicuramente con le patate e il riso.
Il pollo è ovunque ed è il re dei baracchini sulle strade, dei bar dell’Avana Vecchia, dei ristoranti di ogni resort.
Alla fine il motto della nostra vacanza è stato: ‘ndo pojo, pojo. Capite bene perché.

Idee shopping per l’acqua calda alle 5 di pomeriggio.

Innanzitutto, il blog ha subito un po’ di modifiche, smottamenti e momenti bui perché il trasloco da un server all’altro non è stato particolarmente indolore.
Del resto però c’era di mezzo Pasqua quindi ho avuto un po’ di tempo per sistemare tutti i danni e anche per rendere la grafica delle gallery di shopping (e di ricette!) più bella e più utile. Adesso basta cliccare sull’immagine per aprire la pagina del prodotto a cui si riferisce la foto.

Quindi eccoci, sperimentiamo subito il nuovo layout e, in occasione del matrimonio di Wlliam e Kate, eccoci a parlare della tradizione inglese per eccellenza: thé, tisane e infusi.
Per molte persone – non solamente per gli inglesi – il thé è decisamente una coccola, se con questo termine intendiamo qualcosa che ci fa piacere e diventa quasi una tradizione.
Quindi anche la cucina si riempie non solo di spezie preziose (avete mai provato quelle di Mariage Frères o di Peck? E online? Quale negozio preferite?) di utensili per soddisfare questa coccola: teiere, infusore, bollitori, tazze, schiacciabustine, cucchiaini, calzini in cotone per filtrare infusi, bustine esotiche, appoggia bustine strizzate, e così via.

Ecco qualche idea per la vostra cucina e per quella dei vostri amici che amano il thé. Se avete altre proposte o idee, beh… i commenti sono lì per quello… (e anche per dirmi se queste gallery vi piacciono di più!).


NB. Dopo qualche mese questi link potrebbero diventare obsoleti. 
Sarà mia premura cercare di eliminare riferimenti a prodotti che non sono più disponibili nei siti linkati, mi scuso se non riuscirò ad aggiornare per tempo i link.

9 idee shopping color arcobaleno

Mentre il cielo qui ci faceva più chiaro e più caldo, e le giornate più lunghe! eravamo in ferie al mare, in un mare molto caldo e molto lontano.
Siamo tornati e abbiamo già voglia di andarcene ancora. E visto che dopo una settimana di estate, qui è tornato il freschino, niente di meglio che sognare, oltre a un (altro) biglietto per Cuba, una cucina tutta color arcobaleno: uno dei migliori colori di sempre!

Bourguignonne, Orka MastradSpork, Reuse, un po’ forchetta e un po’ cucchiaio – Ciotola, Joseph JosephTeiera con tazza, Banana RainbowDecorazione per dolci, FoodoodlerCucchiaio per gelato, ZakPortacandeline, WiltonSet di coltelli, ShunFermasacchetti, Ikea

NB. Dopo qualche mese questi link potrebbero diventare obsoleti. 
Sarà mia premura cercare di eliminare riferimenti a prodotti che non sono più disponibili nei siti linkati, mi scuso se non riuscirò ad aggiornare per tempo i link.

Le ha dato fragole buone buone.

Mia sorella ha passato un lungo periodo della sua adolescenza (e della mia tarda infanzia) ad ascoltare un album di Luca Carboni, il primo. Si intitolava “E intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film“.
Uno dei pezzi si intitolava “Fragole buone buone”, parlava di amore, dipendenza e droga. Ma io che avevo 11 anni non lo potevo capire, e quello che mi affascinava era che in una canzone “da grandi” si parlasse di fragole, buonissime e che mia nonna anni prima preparava con limone e zucchero.
In seguito, riascoltando il disco (prima in vinile poi su cd) ho capito.
Ieri mentre preparavo la crostata di fragole non ho fatto altro che canticchiare quel pezzo. Sperando di tornare piccola, ingenua e un po’ assente.


La crostata di fragole (la prima della mia vita, lo ammetto!), l’ho preparata assemblando idee diverse e un po’ di inesperienza (quella non manca mai).

Ho fatto una frolla “à la mode di Sarà Materninì”, l’ho lavorata con le mani e l’ho cotta “bianca” come suggerisce il Cucchiaio di Argento.
Nel frattempo ho preparato una gelatina, lasciando ammorbidire in acqua due fogli di colla di pesce e l’ho unita a una confettura di albicocche.
Ho lavato le fragole, le ho spiluccate (ma quanto mi sarebbe stato utile questo affare qui, che avevo messo nello “Shopping in rosso“?) e le ho tagliate in due.
Una volta che la crosta si è raffreddata, l’ho foderata di marmellate e poi ho sistemato le fragole “a pancia in giù”.
Fatto.

Che cosa ho sbagliato? Che cosa rifarei meglio?
La crosta era troppo alta rispetto alla fragole. La prossima volta cercherò di non seguire l’altezza della tortiera ma quella del contenuto della torta (concetto banale, forse, ma piuttosto oscuro se non si prova…).
La crosta era troppo cotta. Questo è facile: basta tenerla in forno per qualche minuto in meno.
La crosta era troppo sottile. Anche questo piuttosto facile: basta fare più pasta.
Mi hanno suggerito di non impastare con le mani, ma di usare l’impastatore del food processor. Paola (che ha fotografato la mia crostata e l’ha inserita sul suo flickr) sostiene che la pasta frolla a contatto con le mani “muore”, cioé si sbriciola. Vero. Per tenerla insieme ho aggiunto poca acqua (come consiglia Giallo Zafferano), ma la prossima volta seguirò il suo consiglio.
Il burro io l’ho messo a temperatura ambiente, Giallo Zafferano consiglia invece il burro freddo. Voi che fate?